Libro Kiev

Un Paese e un’intera cultura stretti tra tradizione e innovazione, tra la persistenza di un passato sofferto ma fortemente condiviso e prospettive di futuro all’insegna dell’accelerazione e del desiderio di omologazione. Il lavoro di Ignacio Maria Coccia si iscrive in una ben nota forma della fotografia documentaria: il ritratto di un Paese. Il suo sguardo, comun denominatore di tanta fotografia di reportage degli ultimi quindici anni, si sofferma su un momento di transizione, volto a testimoniare un mondo in via d’estinzione che sopravvive pur nel clima generale di rinnovamento. Ciò che mi affascina in questo tipo di lavori, anche proprio da un punto di vista storiografico, è il senso di finitezza della realtà che essi emanano, rappresentano istanti storici destinati rapidamente e senza appello a lasciar posto ad altro. Ho spesso come la strana impressione di vederci in trasparenza figure evanescenti che scappano come inseguite. Sono simili alle foto dei dopoguerra. Questa fugacità è spesso colta dai fotografi meglio che da qualunque esperto in scienze sociali. E’ l’insostituibile talento della fotografia.

Ci viene così offerta la rappresentazione di situazioni che sembrano intrappolate in una dimensione di eterna fissità pur nella consapevolezza che presto avverrà la loro definitiva capitolazione. Si guarda a un vecchio e a un nuovo che coesistono al mondo come bisnonno e nipote. E’ ben netta e visibile la distanza tra le consuetudini di sempre e la spinta collettiva al cambiamento.

Paola Riccardi